GLI ARREDI LITURGICI 2
ALTARE
L’altare non può essere
assolutamente considerato un "arredo liturgico", esso è infatti uno
"spazio celebrativo" di carattere architettonico. Sono purtroppo ancora numerosi
gli edifici chiesastici sprovvisti di un altare le cui caratteristiche
corrispondano alle indicazioni del diritto liturgico (cfr. Principi e norme per
l’uso del Messale Romano, nn. 259-267; Precisazioni CEI, n.14).
Non bisogna quindi meravigliarsi
se spesso tale struttura è da considerarsi un arredo, e, in molte situazioni,
di pessima qualità funzionale, estetica e simbolica. Dal punto di vista funzionale e
strutturale l’altare è un "tavolo" - preferibilmente fisso e di
materiale solido e degno (è da privilegiare la pietra naturale) -
opportunamente preparato (tovaglia, ceri, fiori...) per un momento
sacrificale-conviviale. Su di esso devono poter essere
agevolmente posati, al momento opportuno, la patena con il pane e il calice con
il vino per la celebrazione dell’Eucaristia. Inoltre sul suo piano si è soliti
porre - secondo attenzioni più o meno garbate - il messale e il microfono.
In molte chiese l’altare è una
vera e propria credenza. C’è di tutto: teca con la riserva
di ostie, quaderno per gli avvisi, libretto o foglio dei canti, lastre di vetro
o fogli di plastica trasparente, messale, chiave del tabernacolo, occorrente
per il lavabo, leggio e microfono ingombranti, fiammiferi...
I termini "altare" e
"mensa" sono utilizzati come sinonimi poiché indicano funzionalmente
la medesima struttura ma rivelano una sottolineatura simbolica differente. Si è soliti riferire il termine
altare all’aggettivo latino altus (= elevato). L’altare è quindi il luogo
elevato che serve da punto di congiungimento tra Dio e il mondo.
Per questo le cime di montagne e
colline sarebbero stati i luoghi privilegiati per la loro edificazione. Ma l’etimologia più corretta
sembra essere quella che fa derivare questo vocabolo dal verbo latino ad-oleo,
il cui significato è "far bruciare, offrire un sacrificio, far salire il
profumo dell’offerta verso la divinità".
Altare indica quindi la dimensione
sacrificale della celebrazione che in esso si svolge. Anche il termine mensa deriva
direttamente dal latino. Indica il tavolo conviviale in
cui vengono disposti cibi e bevande per la consumazione di un pasto. Questo vocabolo indica la
dimensione conviviale-comunionale dell’atto sacramentale che si realizza sulla
mensa.
I praenotanda del Rito di Dedicazione
di una Chiesa pongono in evidenza il valore simbolico dell’altare a partire dai
gesti che il vescovo compie su di esso. Con l’unzione del crisma,
l’altare diventa simbolo di Cristo, il Consacrato per eccellenza. L’incenso bruciato sull’altare
significa che il sacrificio di Cristo e le preghiere dei fedeli salgono a Dio
in odore di soavità. La copertura dell’altare
attraverso la tovaglia indica che esso è insieme luogo del sacrificio
eucaristico e mensa del Signore. Sacerdote e fedeli vi celebrano
il memoriale della morte e risurrezione di Cristo e partecipano alla Cena del
Signore.
È per questo che l’altare, mensa
del convito sacrificale, viene preparato e ornato a festa (fiori). I ceri accesi ricordano che
Cristo risorto è luce per illuminare le genti. (cfr. Pontificale Romano,
Premesse al rito di dedicazione della chiesa e dell’altare, n.42).
La portata simbolica dell’altare
chiarisce il senso dei gesti di venerazione che si compiono verso di esso. I ministri ordinati (diaconi,
presbiteri e vescovi) sono soliti baciare l’altare all’inizio e alla fine della
celebrazione, mentre tutti gli altri ministri e i fedeli fanno un inchino. Il bacio all’altare - gesto
eccessivamente ripetuto prima della riforma liturgica - è un segno di
venerazione molto antico che indica rispetto e amore alla mensa in cui si
celebra l’Eucaristia e a Cristo stesso. È un atto di fede verso
Cristo-Roccia (1Cor 10,4) sul quale il ministro si appoggia con sicurezza
nell’atto di baciare l’altare.