Viene dal latino e significa "seguire la via": Gesù Cristo, il quale viene incontro all'uomo di ogni tempo, per camminare insieme sulle strade della vita.
29 marzo 2020
22 marzo 2020
1 marzo 2020
26 febbraio 2020
25 febbraio 2020
2 gennaio 2020
Buon 2020
Carissimi tutti; a voi che leggete questo post, giungano i miei auguri per un 2020 che sia un anno veramente nuovo:
nuovo, perché il nostro cuore si apra sempre alla grazia di Dio;
nuovo, perché abbiamo sempre il coraggio di affidare la nostra vita alle sue mani provvide di beni;
nuovo, perché sappiamo sempre scorgere il suo passaggio nel nostro quotidiano.
La fede s'irrobustisca e sia gravida di Vangelo vissuto; la speranza generi continuamente pace e serenità nel cuore e nell'anima. La carità non venga mai meno e si fondi sempre più in quel patto di fedeltà che Dio ha stipulato con l'uomo fin dall'eternità.
Auguri a tutti!!!
nuovo, perché il nostro cuore si apra sempre alla grazia di Dio;
nuovo, perché abbiamo sempre il coraggio di affidare la nostra vita alle sue mani provvide di beni;
nuovo, perché sappiamo sempre scorgere il suo passaggio nel nostro quotidiano.
La fede s'irrobustisca e sia gravida di Vangelo vissuto; la speranza generi continuamente pace e serenità nel cuore e nell'anima. La carità non venga mai meno e si fondi sempre più in quel patto di fedeltà che Dio ha stipulato con l'uomo fin dall'eternità.
Auguri a tutti!!!
25 novembre 2019
AVVENTO 2019
L'Avvento è uno dei tempi forti, che ci prepara a vivere con consapevolezza e profondità il mistero del Natale. La Chiesa, nella sua multiforme sapienza, ha pensato questo tempo come ad un percorso pedagogico, che aiuti i cristiani a percorrere la propria interiorità, a fare luce nel proprio vissuto personale, a non aver paura di ciò che si può incontrare o scoprire. L'Avvento ci aiuta per così dire a "metterci a nudo" di fronte alla Parola di Dio e a noi stessi, a riconoscere luci e ombre e desiderare così che l'Incarnazione del Figlio di Dio, Gesù, l'Emmanuele, diventi in noi un faro di luce: aria nuova da respirare, grazia che scende dentro di noi, pace con noi stessi e con il prossimo.
Non è un tempo penitenziale, anche se il colore liturgico è violaceo; tuttavia è un invito alla riflessione sulla propria vita, per "fare il punto della situazione", affinché anima e cuore anelino sempre più a Cristo luce del mondo.
Auguro a tutti di poter vivere nel modo migliore questo tempo di grazia, che il Signore e la Chiesa ci offrono come segno del loro amore.
28 ottobre 2019
Commento al Vangelo della XXX Domenica del Tempo Ordinario
Due persone, due mentalità diverse, due
modi di vivere la fede: questi sono il fariseo e il pubblicano di cui ci parla
Gesù. Entrambi si ritrovano a pregare davanti al Signore, ma le motivazioni che
li spingono sono contrapposte.
Il fariseo si trova davanti, prega
ringraziando Dio perché non è come gli altri; tiene un atteggiamento sostenuto
«io so, io valgo, mi onoro di guardare dall’alto al basso gli altri e sono
felice di esserne diverso».
Il pubblicano invece sa di non essere un
buon ebreo, non ha il coraggio di andare davanti e sta in fondo al Tempio, sa
che la categoria alla quale appartiene non è tra le più oneste, eppure la sua
preghiera è sincera, rivolta al Signore per il suo stato personale: “Abbi
pietà di me peccatore”.
L’errore che compie il fariseo è quello di
lodare se stesso, attraverso una preghiera dissacrante che rivolge a Dio per
disprezzare e giudicare il prossimo. Egli non apre la porta del cuore
all’incontro con il Signore, ma rimane asserragliato sulle sue posizioni, in un
monologo cinico e tenebroso.
Ciò che invece gioca a favore del
pubblicano è che, nonostante i propri errori e peccati non rimane chiuso in sé,
ma cerca in Dio la strada della sua redenzione e libertà; cerca ossigeno per la
propria esistenza, capace di ridare valore e importanza ad una vita senza luce
e senza via d’uscita. Dischiude la porta della sua vita riconoscendosi
peccatore e bisognoso della misericordia divina.
Di quest’ultimo Gesù afferma che se ne
tornò a casa “giustificato”, cioè capito e accolto da Dio, portandosi
appresso una speranza e una fiducia nuove.
Vari sono i modelli che Gesù ci propone
nel Vangelo: oggi ci pone di fronte il pubblicano. Il suo atteggiamento,
l’analisi della sua vita e la successiva richiesta di perdono, diventino per
ciascuno di noi impegno forte e costante nel riconoscerci fragili e bisognosi
dell’aiuto del Signore, per fare della nostra vita un giardino di luce.
10 ottobre 2019
Il Tresto: casa della Madonna, casa della comunità
Domenica 13 ottobre si svolgerà la celebrazione d'inizio ministero al Tresto. Chiedo un ricordo nella preghiera, perché il mio servizio possa essere proficuo.
23 settembre 2019
Il Signore compie meraviglie, sempre!
Domenica 15 ottobre ho salutato le comunità che ho servito in questi quattro anni. È stata una giornata che non solo ha saputo stupirmi e meravigliarmi, ma è stato soprattutto un momento di grazia, in quanto il Signore mi ha fatto sperimentare la gioia del bene compiuto in mezzo ai fedeli.
Le attestazioni di riconoscenza sono state tante, i ringraziamenti molteplici.
A tutti, al sindaco e all'intera amministrazione, alle associazioni presenti sul territorio, ai fedeli, rinnovo il mio grazie, unitamente al ricordo nella preghiera.
Le attestazioni di riconoscenza sono state tante, i ringraziamenti molteplici.
A tutti, al sindaco e all'intera amministrazione, alle associazioni presenti sul territorio, ai fedeli, rinnovo il mio grazie, unitamente al ricordo nella preghiera.
18 giugno 2019
Aria di cambio
Carissimi amici, la foto pubblicata qui sopra è ripresa dall'album del mio ingresso nell'unità pastorale di Saletto (ora di Borgo Veneto) l'11 ottobre 2015.
L'ho postata perché, a distanza di quattro anni, i superiori mi hanno chiesto la disponibilità per uno tra i luoghi della bassa padovana più importanti e venerati: la parrocchia-santuario della Beata Vergine Maria del Tresto.
Sarò il nuovo rettore del Santuario, con l'incarico anche di collaboratore parrocchiale. Il mio avvicendamento sarà dopo l'estate. Chi volesse, potrà venirmi a trovare nella casa di Maria dal prossimo autunno!
6 marzo 2019
Le Ceneri - la Quaresima
Oggi, mercoledì delle Ceneri, ricorre il primo giorno di Quaresima, tempo favorevole e prezioso per riprendere in mano la propria vita e rileggerla alla luce del Vangelo.
Nella Bibbia, in molte pagine si parla della cenere cosparsa sul capo in segno penitenziale: ricordiamo la predicazione di Giona a Ninive dove, dal re all'ultimo suddito, viene ascoltato l'invito alla conversione predicato da Giona. Tutti vengono cosparsi di cenere sul capo (Gio. 3, 1-10).
Abbiamo il caso descritto nel libro di Giuditta, dove la popolazione di Gerusalemme, per scampare all'assalto babilonese, invoca l'aiuto di Dio vestendo di sacco e cospargendo di cenere il proprio capo (Gdt. 4, 1-15).
L'origine
del Mercoledì delle Ceneri è da ricercare nell'antica prassi penitenziale.
Originariamente il sacramento della penitenza non era celebrato secondo le
modalità attuali. Il liturgista Pelagio Visentin sottolinea che l'evoluzione
della disciplina penitenziale è triplice: "da una celebrazione pubblica ad
una celebrazione privata; da una riconciliazione con la Chiesa, concessa una
sola volta, ad una celebrazione frequente del sacramento, intesa come
aiuto-rimedio nella vita del penitente; da una espiazione, previa
all'assoluzione, prolungata e rigorosa, ad una soddisfazione, successiva
all'assoluzione".
La
celebrazione delle Ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della
penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza
dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì
santo. Nel tempo il gesto dell'imposizione delle ceneri si estende a tutti i
fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l'importanza di
questo segno.
La
teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.
1
- Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo.
Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore,
io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il
limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione,
afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere"
(Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa
dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9;
Sir 17,27).
2
- Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del
proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il
Signore (troviamo gli esempi descritti all'inizio).
La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo".Il rito dell'imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l'omelia, sostituisce l'atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.
La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo".Il rito dell'imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l'omelia, sostituisce l'atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.
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